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Per 5 famiglie su 10 che hanno alle proprie dipendenze colf, badanti e baby sitter assunte con regolari contratti l’ipotesi di fissare un salario minimo di 9 euro anche in ambito domestico potrebbe essere una scelta giusta ma ad una condizione: gli eventuali aumenti rispetto ai minimi già stabiliti dal Ccnl di settore non dovrebbero essere a carico dei datori. È quanto emerge da un’indagine che Assindatcolf, Associazione Nazionale dei datori di Lavoro Domestico, ha commissionato al Censis su un campione rappresentativo di oltre 1600 associati.

Nel dettaglio, per il 44,9% del campione la scelta del salario minimo in ambito domestico sarebbe giusta ma l’aumento che si determinerebbe non dovrebbe essere a carico delle famiglie “parallelamente occorre introdurre un sistema che consenta di portare in deduzione il costo del personale domestico”. Tra i favorevoli al provvedimento un ulteriore 25,1% del campione, secondo cui l’introduzione del salario minimo sarebbe giusta perché “garantirebbe una retribuzione di base equa e sufficiente per i lavoratori”. Contrarie il 24,5% delle famiglie datrici: il 4,5% ritiene la norma ingiusta perché “impone un costo eccessivo ai datori di lavoro” mentre per il 20% sarebbe inutile considerando che “il Contratto collettivo nazionale prevede già retribuzioni di base eque e sufficienti per i lavoratori”.

“Le famiglie datrici di lavoro domestico – commenta il presidente di Assindatcolf, Andrea Zini – chiedono fermamente l’introduzione di un meccanismo che consenta di portare in deduzione il costo del personale e non solo i contributi, come avviene attualmente. Solo in questo modo potrebbe essere sostenibile l’idea di introdurre anche nel settore domestico un salario minimo di 9 euro. L’indagine che abbiamo commissionato al Censis conferma quanto già sapevamo: le famiglie non sono contrarie al principio generale, poiché retribuzioni più eque renderebbero anche più dignitoso il lavoro spesso considerato poco appetibile e di serie B, ma il costo non può essere scaricato interamente sulle loro spalle. Ritoccando al rialzo i minimi già previsti nel Ccnl di settore la spesa diventerebbe insostenibile e ci ritroveremmo a pagare una colf o una badante a tempo pieno oltre 2000 euro al mese e la conseguenza più immediata di tutto questo sarebbe l’incremento del lavoro irregolare, che ha già percentuali altissime”.

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