“Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza può rappresentare un’opportunità unica e forse irripetibile per riformare il settore del lavoro domestico, a cominciare dal sistema di tassazione a carico delle famiglie, che ad oggi consente solo parziali ed insufficienti forme di deduzioni dei costi. Tuttavia dobbiamo invece constatare la totale e disarmante assenza di ogni riferimento al lavoro di assistenza domiciliare. Una mancanza che riteniamo grave e deludente, soprattutto alla luce del ruolo che in questi mesi di emergenza sanitaria il settore ha svolto, contribuendo in modo inequivocabile alla tenuta sociale e sanitaria del Paese”. È quanto ha dichiarato Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, Associazione Sindacale Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico che oggi è stata audita alla Camera dei Deputati, Commissione Lavoro, nell’ambito dell’esame del PNRR.

“Complessivamente – ha spiegato Assindatcolf – riteniamo che il Piano sia totalmente inadeguato a rispondere alle esigenze del comparto domestico. Una mancanza che a nostro avviso rischia di pregiudicare gli obiettivi trasversali a tutto il PNRR, avendo esplicitamente come mission quella di sostenere l’empowerment femminile, di contrastare le discriminazioni di genere e di aumentare l’occupazione. Obiettivi comuni al nostro comparto: un settore con oltre 2 milioni di addetti, di cui solo 850 mila in regola, in cui prevale la forza lavoro straniera (il 70%) e quella femminile (oltre il 90% del totale). Un pilastro del welfare in assenza del quale le famiglie ed in particolare le donne, non potrebbero conciliare i tempi di vita e di lavoro. E ancora, per usare le parole del Piano, un comparto in ripresa e resiliente, che nonostante la crisi negli ultimi mesi ha visto crescere l’occupazione. Per rendere stabili i risultati fin qui raggiunti anche per effetto della recente sanatoria (a fine 2020 oltre 1 milione di addetti in regola) è necessario, però, rendere conveniente l’assunzione in chiaro, come avverrebbe se si potessero portare in deduzione tutti i costi del lavoro domestico. In questo modo le famiglie potrebbero risparmiare fino a 5.000 euro l’anno e, nel caso di accesso al Family Act, fino a  3.000 euro l’anno in più per ciascun figlio, e molti di quei lavoratori che oggi prestano servizio in nero potrebbero emergere dall’irregolarità. Per questo motivo – ha concluso – lo scorso 14 gennaio insieme a tutte le Parti Sociali firmatarie del Ccnl del settore abbiamo sottoscritto una Piattaforma Programmatica in 5 punti che abbiamo inviato al Governo: tra gli elementi fondamentali oltre all’aspetto della fiscalità anche la previsione di un assegno universale per non la non autosufficienza e ed il riordino della normativa di ingresso per lavoro degli immigrati o, perlomeno, il ripristino di quote dedicate al comparto nel Decreto Flussi”