“L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha aggravato la situazione del comparto domestico, già fortemente colpito da una percentuale molto elevata di lavoro irregolare (850 mila domestici con contratto contro 1,2 milione in nero) causando tra marzo a giugno 2020 la perdita di circa 13mila posti di lavoro. Tuttavia, a fine anno il saldo sarà comunque positivo per effetto della procedura di emersione disposta dal Dl Rilancio che ha fatto emergere circa 180 mila domestici in nero e senza documenti già impiegati nelle case degli italiani, portando il numero complessivo degli addetti regolari a superare quota 1 milione. Attenzione, però, a non commettere gli errori del passato poiché senza incentivi all’assunzione questi rapporti rischiano presto di tornare nella sfera dell’irregolarità come avvenuto dal 2012 in poi”. È quanto dichiara Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico commentando i dati contenuti nel Rapporto ‘Il Mercato del lavoro 2020’.

 

“Complessivamente – prosegue – l’andamento del mercato occupazionale nel settore domestico è stato fortemente influenzato dalle misure contenute nei Decreti Legge che nei mesi si sono susseguiti. A marzo scorso, in pieno lockdown, nel comparto domestico si registrava un boom nelle assunzioni, circa 20 mila, con un incremento del 40% rispetto all’anno precedente. Non tutti nuovi posti di lavoro ma principalmente emersione di quelli in nero: colf, badanti e baby sitter che dovendosi spostare per ‘comprovate esigenze di lavoro’ rischiavano di denunciare la propria condizione irregolare nelle autocertificazioni. Una tendenza che si è interrotta tra aprile e maggio 2020, quando ad aumentare sono state le cessazioni: tra le motivazioni il ritardo con cui l’Esecutivo ha approvato l’indennità da 1000 euro per i domestici inizialmente rimasti esclusi dalla cassa integrazione disposta dal Dl ‘Cura Italia’. Una misura, questa, comunque parziale poiché destinata solo ai lavoratori non conviventi con rapporti oltre le 10 ore di lavoro settimanali, percepita da 213 mila domestici”.

“Superata la fase emergenziale – conclude Zini – al Governo Draghi chiediamo di mettere in campo misure strutturali per mantenere i livelli occupazionali e per restituire dignità al comparto: dalle agevolazioni fiscali per l’assunzione, al superamento dell’attuale sistema che regola i flussi di ingresso dei cittadini extracomunitari. Punti che, insieme a tutte le Parti Sociali firmatarie del Ccnl, abbiamo messo nero su bianco su una Piattaforma programmatica che abbiamo inviato all’Esecutivo nazionale e a cui oggi vogliamo aggiungere un allarme. La quasi totalità di quelle procedure di regolarizzazione che sono state presentate quest’estate sono ancora ferme: il rischio è che i rapporti di lavoro domestico che, per loro natura hanno una durata variabile, cessino prima ancora che la procedura possa essere completata impedendo di fatto una successiva nuova assunzione ”.