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“Cresce (+1,9%) il comparto domestico, che nel 2021 raggiunge quota 961.358 lavoratori regolari (+18.273). Ma sebbene quella di colf, badanti e baby sitter resti un’attività quasi esclusivamente al femminile (84,9%), il dato che maggiormente colpisce è il ‘boom’ nella presenza maschile, cresciuta in un anno del 17%, raccogliendo di fatto il totale dell’incremento complessivamente registrato nel settore (+21 mila unità). Accanto a questo fenomeno (stabile dal 2020) rileviamo l’ormai costante decrescita delle donne (-3,3 mila unità in un anno) con l’unica eccezione avuta nel 2020, quando si registrarono +59,3 mila unità”. È quanto dichiara Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, commentando i dati diffusi oggi dall’Inps dell’Osservatorio nazionale dei Lavoratori domestici.

“In termini generali – prosegue Zini – dobbiamo rilevare che anche quest’anno non abbiamo raggiunto la tanto sperata ‘quota’ 1 milione di lavoratori in chiaro e questo probabilmente a causa dei ritardi, ormai cronici, legati alla sanatoria del 2020, che, come noto, ha riguardato per oltre l’80% il settore domestico. Un comparto che, tuttavia, spesso rappresenta solo una porta di ingresso per gli stranieri che vogliono lavorare in Italia e che una volta ottenuti i documenti si dedicano poi ad altre attività o, peggio ancora, finiscono per tornare nel sommerso. D’altronde, come attestano le stime contenute nel recente studio che Assindatcolf ha commissionato alla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, l’occupazione irregolare rappresenta il 58,7% del totale, determinando un mancato gettito di circa 2,7 miliardi di euro annui tra evasione fiscale e contributiva”.

“E ancora, – continua Zini – il settore si conferma a prevalenza straniera, aumentata in un anno del 3,2% a fronte di una componente italiana che, al contrario, è diminuita di 2.729 unità, con l’eccezione della regione Sardegna, che resta quella dove si registra il numero maggiore di lavoratori italiani: 39.859 su un totale di 288.749. Una best practice quella sarda, uno dei pochi territori dove sono state introdotte misure ad hoc per incentivare il lavoro domestico regolare, rendendolo evidentemente più attrattivo anche per gli italiani, da sempre meno avvezzi a dedicarsi alle attività domestiche. Per noi che da anni ci battiamo per il riconoscimento della totale deduzione del costo del lavoro domestico questa non è che una conferma”.

“Infine – conclude Zini – non possiamo non rilevare come resti predominante l’attività della colf (che rappresenta il 53% del totale) su quella della badante (47%) e come questa in un anno sia cresciuta di più (+2,6%) rispetto a quella delle assistenti familiari, le cosiddette badanti (+1,2%). Ma il dato che maggiormente ci preoccupa è quello relativo all’età media dei lavoratori, che vede in continuo aumento gli over 50 e quindi in età pensionabile. Questo significa che se non verranno presto previste delle quote dedicate al comparto domestico nei decreti flussi annuali, ci troveremo a dover gestire una nuova emergenza, senza personale che assista i nostri anziani, i figli piccoli e che si occupi delle nostre case. Un segnale di nuovo avvicinamento alla professione, però, lo si nota se consideriamo gli under 40 che crescono di oltre 11,3 mila addetti e, soprattutto, confermano per il terzo anno consecutivo questa inversione di tendenza”.

Non lasciare al caso la gestione di colf, badanti e baby sitter!

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