Modalità semplificate di verifica del Green Pass per i datori di lavoro di colf, badanti e baby sitter. È questa una delle principali richieste che Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, ha avanzato alla Commissione Affari Costituzionali del Senato nel corso dell’audizione avuta questa mattina sul Dl che prevede l’estensione della certificazione verde COVID-19.

“Dal 15 ottobre – ha spiegato il presidente Andrea Zini – anche i datori di lavoro domestico avranno l’obbligo di verificare la validità del Green Pass dei propri collaboratori familiari e di predisporre le modalità operative per l’organizzazione del controllo. Nell’attesa che, come da noi ufficialmente richiesto, il Governo definisca anche tramite Faq quali siano gli strumenti operativi da utilizzare, oggi abbiamo illustrato alla Commissione alcune criticità che auspichiamo vengano chiarite prima dell’imminente entrata in vigore del provvedimento. Al contrario, il rischio è che una fetta consistente di famiglie si trovino nell’impossibilità di assolvere agli obblighi di legge, con il pericolo di vedersi elevate salate sanzioni amministrative, che nel caso dei datori arrivano a 1000 euro. Quello domestico è, infatti, un settore per certi aspetti ‘atipico’ in cui quasi il 70% degli addetti è di origine straniera e dove i datori sono prevalentemente anziani non autosufficienti, per età e per patologia. Per tali ragioni – precisa – sarebbe opportuno prevedere uno strumento di verifica semplificato, non necessariamente vincolato all’utilizzo esclusivo di una App poiché non tutti posseggono uno smartphone o sono in grado di scaricare, utilizzare e aggiornare un’applicazione su un dispositivo elettronico. Al contrario, un Green Pass cartaceo che non presupponga la lettura del Qr code potrebbe rappresentare la soluzione, anche per superare l’ulteriore criticità che comporterebbe un controllo quotidiano del certificato verde”.

“Infine – conclude Zini – resta il grave problema irrisolto dei domestici privi di Green Pass perché immunizzati con vaccini non riconosciuti dai nostri Enti regolatori come nel caso dello Sputnik: se non sarà tempestivamente individuata una soluzione, dal 15 ottobre queste persone non potranno lavorare e le famiglie si troveranno scoperte sul fronte dell’assistenza in casa”.