“Nessun incentivo all’assunzione e sblocco generalizzato dei licenziamenti: dal 1° luglio il comparto domestico rischia di essere fortemente penalizzato da una combinazione di provvedimenti che finiranno inevitabilmente per colpire parte dei 2 milioni di nuclei familiari che ogni giorno si affidano alle cure di personale domestico per conciliare i tempi di vita e di lavoro”. E’ questo l’allarme lanciato da Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico.

“Il Dl Sostegni Bis – spiega Zini – ha stabilito che le famiglie che assumeranno colf, badanti e baby sitter disoccupate non potranno usufruire del contratto di rioccupazione e quindi anche degli sgravi contributivi al 100%. Il comma 5 dell’articolo 41 esclude, infatti, esplicitamente il comparto domestico da quella che, al contrario, avrebbe potuto rappresentare una grande opportunità per sostenere le famiglie ed incentivare l’occupazione regolare, in un settore in cui il 60% della forza lavoro è in nero. Al contrario, – prosegue – si è scelto ancora una volta di lasciare indietro le famiglie, dimenticando il ruolo sociale ed economico che queste hanno ricoperto soprattutto nella gestione dell’emergenza da Covid-19. Una grave mancanza per noi anche incomprensibile in virtù del basso impatto economico che comporterebbe sulle casse dello Stato. Un lavoratore domestico convivente assunto a tempo pieno per 54 ore settimanali (l’ipotesi più onerosa) ha, infatti, un costo contributivo mensile pari a circa 240 euro: la metà del valore medio mensile stimato e risultante dalla relazione illustrativa del Dl in esame alla Camera dei Deputati, che indica un valore di riferimento pari a 450 euro al mese”.

“Oltre al danno – prosegue Zini – anche la beffa, poiché lo sblocco dei licenziamenti fissato al 30 giugno, seppur non direttamente collegato al comparto domestico, potrebbe avere conseguenze pesanti anche nell’ambito del welfare familiare. Ci chiediamo, infatti, quanti di quei datori di lavoro domestico che per effetto dello sblocco perderanno la propria occupazione potranno ancora permettersi di farsi aiutare in casa da colf, badanti e baby sitter? E’ evidente che si rischia una reazione a catena. Per questo motivo – conclude – chiediamo alla politica di farsi carico del nostro appello, impegnandosi a modificare la norma in fase di conversione. Al contrario a farne le spese saranno, ancora una volta, le persone più fragili e bisognose”.