«È positivo che il Ministero del Lavoro stia analizzando i dati emersi dall’ultimo click day. È necessario intervenire urgentemente sulle anomalie evidenziate nel settore del lavoro domestico e dell’assistenza familiare – dalla netta prevalenza di domande presentate per lavoratori uomini in un comparto storicamente quasi esclusivamente femminile, fino ai Paesi di provenienza che non corrispondono a quelli tradizionali del settore – così da garantire che gli ingressi rispondano realmente al fabbisogno delle famiglie e non si prestino a utilizzi impropri». Così Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, commentando le dichiarazioni della ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, rese ieri in audizione davanti al Comitato Schengen sulla gestione dei flussi migratori legali.
«Il divario tra domande presentate e quote disponibili è invece l’aspetto che ci preoccupa meno – prosegue Zini – perché riflette un fabbisogno destinato a crescere per effetto dell’invecchiamento della popolazione e della stessa forza lavoro. Per questo auspichiamo che la prossima programmazione triennale recepisca le nostre stime, che indicano un fabbisogno di circa 29 mila lavoratori domestici non comunitari all’anno». «Infine – conclude Zini – guardiamo con favore al confronto avviato dal Ministero con le parti sociali e auspichiamo che Assindatcolf possa partecipare stabilmente al tavolo dedicato all’assistenza familiare. La priorità è garantire ai datori di lavoro domestico procedure più rapide e tempi certi: oggi, soprattutto nelle grandi città, può trascorrere anche un anno prima che un lavoratore richiesto attraverso il decreto flussi diventi effettivamente operativo».