Cresce nel triennio 2023-2025 l’occupazione domestica (+7,6%), anche trainata da un tasso di irregolarità arrivato al 56,6%, mentre le famiglie fanno i conti con tariffe cresciute del 20% in un decennio. È la fotografia scattata dal nuovo capitolo del Rapporto 2026 Family (Net) Work, di Assindatcolf (Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico). Il Paper è stato presentato oggi alla presenza del presidente di Assindatcolf Andrea Zini, della responsabile dell’Ufficio Studi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro Ester Dini e della consigliera di amministrazione INPS Maria Luisa Gnecchi. A portare un saluto anche il presidente della Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa.
Secondo quanto emerso dal Paper, a partire dal 2020 — anno in cui, grazie alla regolarizzazione del settore, il tasso di irregolarità era sceso al 51% — la percentuale ha continuato a salire, attestandosi al 53,5% nel 2022, al 55,4% nel 2023 e arrivando al 56,6% nel 2024. Il solo settore del lavoro domestico concentra il 33,7% di tutta l’occupazione dipendente irregolare in Italia; in uno scenario teorico di sua completa emersione, il tasso di irregolarità del lavoro dipendente nel Paese scenderebbe dal 13,2% all’8,7%, con una riduzione di 4,5 punti percentuali.
A restituire la misura delle difficoltà delle famiglie è l’indagine condotta nel luglio 2026 nell’ambito del Family (Net) Work su un campione di oltre 4.000 famiglie che utilizzano servizi di collaborazione domestica regolari. Nel triennio 2024-2026, il 41,6% dichiara un aumento del fabbisogno di servizi domestici e assistenziali, mentre il 52% segnala una situazione stabile e il 6,5% una riduzione. L’aumento dei bisogni riguarda soprattutto le famiglie che impiegano badanti: il 67,3% segnala una crescita delle necessità di assistenza, contro il 25,9% delle famiglie che ricorrono a una colf. La crescita dei costi è ancora più diffusa: interessa il 71,7% delle famiglie intervistate e raggiunge l’86% tra quelle che impiegano una badante. Per il 38,9% di queste ultime, l’aumento è stato molto significativo. Tra le famiglie che ricorrono a una colf, invece, i costi sono cresciuti nel 63,1% dei casi e l’incremento è stato molto significativo per il 10,5%.
A gravare sui bilanci familiari contribuisce anche la dinamica dei prezzi dei servizi di assistenza a domicilio: secondo l’indice Istat dei prezzi al consumo, tra il 2015 e il 2025 sono aumentati del 20%, con una crescita concentrata soprattutto negli ultimi tre anni. Non sorprende, dunque, che il 65,4% delle famiglie intervistate che si avvale di una o più badanti dichiari di spendere oltre 1.500 euro al mese e il 28,9% più di 2.000 euro. Solo il 37,2% delle famiglie che ha partecipato alla survey dichiara di utilizzare almeno una misura di supporto per le spese di collaborazione domestica, mentre il 62,8% non riceve alcun aiuto. La misura più diffusa è la detrazione fiscale, utilizzata dal 24,1% del campione; seguono altri sostegni (7,5%), interventi regionali e comunali (5,7%) e bonus per l’assistenza agli anziani (5,5%). Il ricorso agli aiuti risulta sensibilmente più elevato tra le famiglie che impiegano una badante, raggiungendo il 59,9%, rispetto al 22,4% delle colf. Tuttavia il 40,1% di quelle che sostengono spese per l’assistenza non beneficia di alcuna forma di sostegno.
“Cresce il sommerso nel settore domestico – dichiara Andrea Zini, presidente di Assindatcolf – perché non ci sono aiuti. Sei famiglie su dieci non ricevono alcun sostegno, e non per scelta: semplicemente non c’è nulla a cui accedere, o è troppo poco per fare la differenza. Purtroppo – prosegue – la Legge di Bilancio non compie scelte precise sul fronte degli anziani e della non autosufficienza: le risorse sono distribuite un po’ ovunque, senza una direzione chiara. Intanto le famiglie sostengono costi che in un decennio sono cresciuti del 20% e, di fronte a spese che superano spesso i 1.500 euro al mese per una badante, per molte l’irregolarità diventa l’unica strada. Eppure investire sul lavoro di cura dovrebbe essere quasi un passaggio obbligato in un Paese che vive un inverno demografico, con una popolazione anziana in costante crescita e nascite ai minimi storici. Il bisogno di assistenza è destinato ad aumentare, non a diminuire: serve una scelta netta, che sostenga le famiglie e renda conveniente la regolarità, perché solo così il lavoro domestico potrà uscire dal sommerso”.