“Preoccupa il nuovo calo dei lavoratori domestici regolari certificato dall’INPS nel 2025: 804.464 occupati, il 2,3% in meno rispetto all’anno precedente. Una vera e propria bomba sociale che pesa sulle famiglie – sempre più spesso costrette a gestire direttamente l’assistenza per l’elevato costo del lavoro regolare e la mancanza di adeguati sostegni pubblici – ma anche sulle casse dello Stato, a causa dell’elevato tasso di lavoro nero”. Lo dichiara Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, commentando i dati diffusi oggi dall’INPS.

“Il nostro Rapporto Family (Net) Work 2026 stima che entro il 2029 serviranno oltre 2,2 milioni di colf e badanti – spiega Zini – con un incremento di quasi 122 mila unità nel triennio 2027-2029. Questo significa che la domanda di assistenza esiste, è concreta ed è destinata ad aumentare per effetto dell’invecchiamento della popolazione. Se però il lavoro regolare continua a calare a nostro avviso significa che stanno crescendo due fenomeni: il ricorso al lavoro nero, che già nel 2023 rappresentava il 55,4% del settore, e il cosiddetto welfare fai da te, con le famiglie che si organizzano autonomamente per far fronte ai bisogni di cura. Per invertire questa tendenza – prosegue – servono misure che rendano il lavoro regolare più conveniente di quello irregolare: maggiore deducibilità dei costi sostenuti dalle famiglie, crediti d’imposta e incentivi strutturali all’occupazione. In caso contrario, il divario tra fabbisogno di assistenza e occupazione regolare continuerà ad ampliarsi”.

“A rendere il quadro ancora più preoccupante – conclude Zini – è l’invecchiamento del settore. Nel 2025 l’età media dei datori di lavoro domestico è salita a 72 anni, mentre il 46% dei lavoratori ha un’età compresa tra i 55 ed i 65 anni e più, mentre gli under 25 rappresentano appena l’1,6% del totale. Accanto al fenomeno della generazione sandwich – sempre più schiacciata tra la cura dei figli e quella dei genitori anziani – emerge dunque una nuova questione sociale: le badanti di oggi rischiano di diventare le assistite di domani, senza che si stia costruendo un adeguato ricambio generazionale. E allora, chi baderà alle badanti? Questa è una sfida che non riguarda soltanto il lavoro domestico, ma la tenuta complessiva del sistema di assistenza del Paese”.