«Assindatcolf condivide gli obiettivi del Dl 1° Maggio sul lavoro regolare e sul principio del “salario giusto” fondato sulla contrattazione collettiva maggiormente rappresentativa. Tuttavia, l’esclusione del comparto domestico dalle principali misure di incentivo all’occupazione rischia di aggravare una situazione già critica: da un lato lascia senza aiuti le famiglie, che affrontano costi di assistenza sempre più difficili da sostenere; dall’altro penalizza i lavoratori del comparto di cui più ci sarebbe bisogno, ovvero donne, giovani under 35 e forza lavoro del Mezzogiorno». Così Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, in occasione dell’audizione presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati impegnata nella conversione del Dl 1° Maggio.
«Il lavoro domestico – prosegue – rappresenta già oggi un pilastro essenziale del welfare italiano e sarà sempre più centrale in un Paese segnato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle solitudini e da una crescente domanda di cura. A questo si aggiunge il progressivo invecchiamento della forza lavoro, aggravato da un mancato ricambio generazionale. Per questo servono misure che rendano il settore più attrattivo e che favoriscano l’ingresso di nuova forza lavoro nel comparto, come donne, giovani e lavoratori del Mezzogiorno, dove troppo spesso le donne rinunciano alla carriera per farsi carico dell’assistenza familiare. Senza interventi mirati, il rischio è quello di accentuare una crisi già evidente: famiglie sempre più in difficoltà nel trovare assistenza per i propri cari e un sistema di cura che finisce per reggersi su lavoratrici sempre più anziane. Auspichiamo quindi che nel percorso di conversione del decreto questa esclusione, che ormai caratterizza in modo sistematico il lavoro domestico, possa essere superata».